Degustazione Bianco di Caprolace 2017 – Cantina Villa Gianna

Vitigno: Chardonnay

Gradazione alcolica: 12,5%

 

Ancor prima dell’analisi visiva, merita un commento la scelta del tappo di questo vino: piuttosto corto e largo, a granuli compatti di sughero. Ne avrei apprezzato maggiormente uno in vetro, che anche grazie alla sua trasparenza, avrebbe anticipato e valorizzato le caratteristiche di questo Chardonnay: delicato, gentile, elegante, formale, gradevole.

Alla vista, il Bianco di Caprolace è giovanissimo (del resto si tratta di un 2017), di un giallo paglierino con riflessi verdolini. Trasparente, bellissimo, quasi cristallino.

I profumi che si avvertono al naso sono sorprendenti e delicati: il glicine, la rosa bianca, il limone, la Big Babol alla fragola. La loro particolarità potrebbe derivare dalla criomacerazione a cui il vino è stato sottoposto: la macerazione dei chicchi d’uva pressati e lasciati in contatto con le bucce a bassa temperatura, prima della fermentazione.

In bocca, la caratteristica che colpisce è l’importante acidità fissa, la cosiddetta freschezza gustativa, accompagnata da una persistenza da non sottovalutare. A conferma di quanto avvertito al naso, esplodono inoltre profumi e sentori delicati ed eleganti che richiedono piatti di adeguata aromaticità.

Per questo motivo, ho degustato il vino accompagnandolo ad un delicatissimo Sarago Maggiore pescato in mare, cotto in forno con profumi di limone appassito e di olio extravergine di oliva nocellara in aggiunta ad abbondante presenza di sale, necessaria per smorzare la prorompente acidità dello Chardonnay (vedi esperimento di degustazione).

L’ho provato anche con lenticchie, carote e scalogno. Qui la freschezza è neutralizzata dalla tendenza dolce degli ingredienti del piatto. Tuttavia, l’aggiunta di un’erba aromatica, come il finocchietto selvatico, avrebbe permesso di raggiungere un maggiore equilibrio di profumi.

Ho servito il “Bianco di Caprolace” ad una temperatura di 8°C.  Nel caso si volesse, invece, smorzarne la freschezza gustativa, senza l’aiuto del cibo, consiglio di consumarlo ad una temperatura lievemente più alta, intorno ai 12°C.

Esperimento di degustazione

Generalmente, quando un vino è dotato di evidenti “durezze” gustative, come ad esempio potrebbe essere la freschezza di cui si è parlato, è bene che il cibo in abbinamento le contrasti con componenti “morbide” (ad esempio la tendenza dolce, la grassezza). Col Sarago Maggiore, invece, abbiamo provato a fare il contrario, aggiungendo abbondante sale all’alimento (il sale, al pari della freschezza, è una durezza gustativa). Si è comunque ottenuto un equilibrio sorprendente: la componente marina ha smorzato l’acidità del vino.

 

Per rendervi conto della cosa, provate ad assaggiare una fettina di kiwi acerbo tal quale. Successivamente assaggiatela con del sale, vedrete che la freschezza gustativa del kiwi si smorzerà in maniera tanto più evidente quanto maggiore sarà la presenza salina.

Filippo nasce il 17 Febbraio 1976 a Ragusa, da cui si trasferisce nella provincia di Latina in tenera età. Consegue una Laurea in "Ingegneria Meccanica" presso l'Università "La Sapienza" di Roma nel 2001 e nel 2007 diventa Sommelier AIS presso la sede di Latina. Dal 2007 collabora e si confronta con varie cantine della provincia di Latina e partecipa a svariate manifestazioni con banchi assaggi in cui vengono presentate realtà vinicole nazionali. Ha una propensione particolarmente spiccata per l'abbinamento cibo-vino, effettua corsi e degustazioni pratiche per spiegare le dinamiche che si celano dietro tale argomento.

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