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Degustazione Janù 2013 DOC – Jasci&Marchesani

Vitigno: Montepulciano d’Abruzzo

Gradazione alcolica: 15,5%

 

La succulenza indotta e quella intrinseca… questa degustazione ci ha dato lo spunto per disquisire di questi due aspetti.

Alla vista il vino si presenta densissimo nel bicchiere, gli archetti abbondanti e le loro lagrime cadono scorrendo lente sulla superficie del vetro. Il colore è caratterizzato anche da riflessi che virano sul violaceo, del tutto impenetrabile, a dimostrazione di una eccellente estrazione antocianica. Anche la consistenza non indifferente lascia presagire una struttura fuori dal comune in bocca.

L’olfatto è davvero sorprendente, una complessità disarmante, dai profumi di erbe aromatiche, riconosciamo la caramella ricola alle erbe balsamiche, le foglie del mirto, uno sfondo di genziana, si passa poi al pino e alla sua resina, alla mineralità percepita sotto forma di grafite (la punta della matita), all’olio di canapa, al naso arriva quasi un profumo “fibroso”, (ciò a testimonianza di un olfatto “solido, tridimensionale, quasi strutturato”). Sono ben presenti anche note fruttate del Mon Chéri al cioccolato fondente, del mirtillo in confettura, del fico secco ma anche profumi più ruffiani e speziati come la noce moscata, la cannella, e non in ultimo la vaniglia e poi anche quelli eterei: il confetto alla banana (a proposito, dopo un bel bicchiere di Montepulciano, un mio vecchio amico amava pronunciare ad alta voce questa frase: “se senti il confetto, il Montepulciano di Abruzzo è perfetto”…).

Finalmente in bocca… si presenta caldo per via della importante gradazione alcolica, comunque del tutto integrata, effettivamente carico di struttura, di sapidità, di freschezza gustativa (la presenza essenziale dell’acidità rende questo vino “vivente”) e di piacevole tannino. Tra alcolicità e morbidezza da una parte e sapidità/freschezza/tannicità dall’altra, Janù è del tutto equilibrato. Dopo aver inghiottito il vino, abbiamo provato ad espirare per avvertire le sensazioni retronasali, emerge il cioccolato fondente, ma ritorna anche la confettura del mirtillo, la cannella.

 

Non potevamo non abbinarlo a cibi di struttura adeguata. Non è stato vano il tentativo con il petto d’anatra cotto sous vide e poi caramellizzato. Piatto strutturato, con un evidente strato di pelle grassa e servito insieme ad una riduzione di liquore al mirto e ad una abbondante spolverata di sale Maldon, essenziale ingrediente “tattile”.

La grassezza della pelle del petto è stata necessaria per equilibrare la sapidità e l’acidità fissa del vino, anche la struttura dei due alimenti è confrontabile, ma non del tutto alla pari (eh già, perché per la profonda “presenza solida” e per il grande sapore in bocca che lo caratterizza, abbiamo voluto identificare Janù come “un alimento”!). Quella del petto infatti sfuma un tantino davanti alla prorompenza del Montepulciano, anche per via del suo tannino, delicato ma comunque presente, e la lieve nota amarognola.

 

E proprio dell’equilibrio del tannino vogliamo parlare, fine, delicato e ricco, necessita di succulenza in bocca per essere “diluito” e quindi domato, e questo primo abbinamento è stato lo spunto per approfondire la differenza tra il concetto di succulenza intrinseca e quella indotta: la prima è la presenza dei liquidi “intrinsecamente” facenti parte dell’alimento (vi sarà di certo capitato di mangiare un arrosto eccessivamente cotto e quindi troppo secco e asciutto: esempio di succulenza intrinseca insufficiente), la seconda è “indotta” in bocca durante la masticazione, da cibi con determinate caratteristiche quando vanno a contatto con la lingua. La presenza di liquidi in bocca diminuisce la concentrazione del tannino ed aiuta ad equilibrare la struttura del vino. In particolare, la succulenza intrinseca che caratterizza il petto di anatra non è stata del tutto all’altezza del corpo di Janù.

Davanti a questo vino volevamo raggiungere la perfezione. L’abbiamo ottenuta con l’abbinamento a del Parmigiano Reggiano stagionato 36 mesi, precedentemente intinto in una composta semi dolce di mirtilli e cannella. Questa volta, grazie alla struttura del formaggio e alla sua abbondante succulenza indotta, il tannino del vino veniva perfettamente diluito, l’essenza della composta era richiamata anche in espirazione retronasale dai profumi fruttati e speziati di mirtillo e cannella, e anche in questo caso, grazie alla ricca grassezza del cibo, si equilibravano la sapidità e la freschezza del Montepulciano.

In conclusione, Janù è un vino da provare senz’altro, anche da meditazione, e da “masticare” possibilmente in inverno all’interno di un ambiente arredato con mobili in rovere antico, seduti su di una poltrona morbida che abbracci caldamente il nostro corpo, magari davanti ad un caminetto scoppiettante… il vino ci aiuterà a percepire una atmosfera ancora più confortante, profonda e calda.

Esperimento di degustazione: vi invitiamo ad assaggiare esclusivamente un pezzo di Parmigiano Reggiano, avvertirete una abbondante salivazione della lingua: è la succulenza indotta in bocca!!

Filippo nasce il 17 Febbraio 1976 a Ragusa, da cui si trasferisce nella provincia di Latina in tenera età. Consegue una Laurea in "Ingegneria Meccanica" presso l'Università "La Sapienza" di Roma nel 2001 e nel 2007 diventa Sommelier AIS presso la sede di Latina. Dal 2007 collabora e si confronta con varie cantine della provincia di Latina e partecipa a svariate manifestazioni con banchi assaggi in cui vengono presentate realtà vinicole nazionali. Ha una propensione particolarmente spiccata per l'abbinamento cibo-vino, effettua corsi e degustazioni pratiche per spiegare le dinamiche che si celano dietro tale argomento.

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